giovedì 5 marzo 2026
L'occhio del gemello scomparso
Scrive Lise Barnéoud nel suo libro sul microchimerismo (“Cellule vagabonde”): “Circa l’8 per cento dei gemelli eterozigoti e il 21 per cento delle persone nate da parto trigemino hanno nel sangue cellule dei compagni di utero”. Cosa s’intende per microchimerismo?
E’ un fenomeno in cui un piccolo numero di cellule geneticamente distinte, solitamente fetali, persiste nel corpo materno per anni o decenni dopo il parto; lo stesso fenomeno può manifestarsi anche fra gemelli eterozigoti, in cui il gemello superstite contiene linee cellulari del gemello scomparso, in grado di colonizzare interi organi.
Come stabilire in modo inequivocabile la sindrome del gemello scomparso (Vanishing Twin Syndrome, VTS)?
Cosa può generare questa sindrome nell’embrione superstite? Si possono manifestare ansia da separazione, paura dell’abbandono, sensi di colpa indotti dal lutto prenatale vissuto a livello inconscio.
Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche sussistono solo due opzioni in grado di documentare la perdita di un gemello: la prima, ovviamente, è il referto ecografico che solitamente avviene in 11°-12° settimana di gravidanza; perciò morti intrauterine in fase precoce non vengono riscontrate.
La seconda opzione è la manifestazione di eterocromia iridea completa, cioè la diversità di colore fra i due occhi. Benché si presenti in circa l’1 per cento della popolazione, è un chiaro segnale di microchimerismo; la pigmentazione di uno dei due occhi ha origine dal gemello scomparso (detto anche evanescente). E' molto probabile che anche le eterocromie parziali dell'iride seguano lo stesso destino di quelle complete.
In altre parole, l’eterocromia iridea completa (e parziale) è un segno patognomonico di questo lutto prenatale che richiede una particolare attenzione diagnostica e terapeutica. L'eterocromia iridea si contraddistingue per rappresentare non soltanto la manifestazione tangibile di una perdita, ma la orienta precisamente nella dimensione del Tempo (Cronochimerismo, Di Spazio, 2026).
(Fonte immagine: per gentile concessione di Loreto Bizzarri, naturopata, Roma)

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