Benvenuti sul blog di cronosomatica

  • Temi del blog: cronosomatica, psicobiologia del trauma emotivo, riflessioni e strategie di sopravvivenza per vivere più leggeri

lunedì 13 dicembre 2010

Ansia e scimmie sentinella

Esibire un temperamento ansioso sembra, nella maggior parte dei casi, un aspetto della nostra identità che crea disagio e senso di inadeguatezza. Preoccuparsi per se stessi e per gli altri dissipa notevoli energie vitali per il costante senso di allerta, a cui è sottoposto tutto l'organismo. Ma questa condizione rivela nello stesso tempo un notevole vantaggio evolutivo: all'interno dei gruppi di primati antropomorfi, dove vige una rigida gerarchia di ruoli, esistono le cosiddette "sentinelle", scimmie particolarmente ipersensibili con il compito di vigilanti.
Se avvistano potenziali nemici (predatori), hanno il compito di allertare gli altri componenti allo scopo di facilitarne la fuga o la ricerca rapida di un riparo.
Questi ruoli comportamentali permangono attivi e radicati anche in mammiferi più evoluti come gli umani. Il problema è che gli umani ne hanno dimenticato la provvidenziale funzione di conservazione della specie: ignari dell'importante ruolo di sentinelle, pagano sulla loro pelle l'apparente inutilità dell'ansia.

venerdì 3 dicembre 2010

Ego rettiliano e istinto di predazione

Il nostro processo evolutivo è frenato dal persistente predominio di schemi arcaici rettiliani, che ha saputo sfruttare al meglio le potenzialità delle reti corticali per affinare il brutale istinto di predazione. In tutto questo enorme -per i nostri parametri- intervallo temporale, siamo riusciti ad occultare lo sbranamento della preda attraverso forme e modelli apparentemente meno sanguinari, ma molto simili negli effetti. Questa sofisticata arte di predazione viene costantamente dissimulata attraverso strategie elusive, che l'ego rettiliano ha sviluppato e riproduce di continuo nelle dinamiche socio-affettive, politico-economiche e storiche.
Solo la necessaria transizione dallo stadio di umanoidi a quello di umani può garantire la sopravvivenza del mondo che abitiamo e di cui siamo ingrati ospiti.
Senza il coraggioso sviluppo di doti come empatia, rispetto, affetto e condivisione, rimaniamo individui ipoevoluti: menti egocentriche imprigionate nella gabbia del conflitto, della sopraffazione, dell'abuso e della brutale predazione. Ma non dimentichiamo che il dolore può generare solo e unicamente dolore. L'unica via di salvezza è alleggerire il carico tossico delle nostre memorie rettiliane e volare più leggeri verso gli altri.

martedì 30 novembre 2010

Ominidi, umanoidi, umani

Il titolo mette in luce il processo evolutivo, che caratterizza il cammino della nostra specie (Homo sapiens sapiens) attraverso gli abissi del tempo. Come anticipato in un post precedente, il nostro presente si confronta con uno stadio intermedio compreso fra l'ominide e l'umano.
Rispetto ai primi tentativi evolutivi abbiamo definitivamente perduto il sacro legame con la natura, che caratterizzava il nostro progenitore, un mammifero molto simile ai primati, ma con una morfologia anatomica nuova: un bizzarro mosaico, dove la stazione eretta, il pollice opponente e un volume cranico maggiore hanno determinato un salto evolutivo di proporzioni gigantesche.
Ma lo sviluppo cerebrale di un ominide non può lontanamente competere con la sofisticazione neurale dell'uomo attuale. La famosa tripartizione del cervello proposta da McLean alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso ha evidenziato tre livelli evolutivi differenziati: il cervello rettiliano (formazioni arcaiche dell'encefalo), quello mammaliano (in comune con i mammiferi) e il neoencefalo (corrispondente allo sviluppo recente della corteccia cerebrale negli ultimi 160.000 anni). Nell'attuale stadio è molto frequente osservare comportamenti socio-affettivi, che pur rimanendo ancorati a rigidi schemi rettiliani, approfittano della sofisticata rete neoencefalica (quella più recente) per ottenere con nuove strategie evolutive il soddisfacimento di bisogni elementari (predazione, accoppiamento, riproduzione, etc.), invariati da milioni di anni.
In altre parole abbiamo perso la primitiva innocenza dell'ominide senza aver conquistato ancora un livello evolutivo, che possa definirsi "umano" in senso compiuto: pochi esempi di uomini "umani" punteggiano come fiammelle solitarie il desolante buio della nostra storia e del nostro imperscrutabile viaggio terreno.

sabato 27 novembre 2010

Vincenzo di Spazio - Convegno Mylife 2010

Da umanoidi a umani

Il nostro è un lungo cammino evolutivo, che dal profondo buio di un tempo lontanissimo si è avvicinato alla condizione attuale in virtù di innumerevoli tentativi. Abbiamo impiegato milioni di anni per progredire dallo stato di ominidi a quello presente di umanoidi, dove a dispetto di una morfologia anatomica finalmente libera dalla pelliccia di scimmiesca memoria, il comportamento socio-affettivo non si è ancora raffinato. Siamo purtroppo dominati per gran parte della nostra vita dagli schemi arcaici di un comportamento tristemente rettiliano. Accumuliamo beni materiali, condizioniamo dipendenze affettive all'interno del nucleo parentale ed elaboriamo di continuo forme di sopruso nei confronti del prossimo. Ma il nostro cervello contiene anche programmi più raffinati, in grado di generare empatia, condivisione, carità, affetto e altruismo.
Il suggerimento per tutti noi è quello di impiegare il nostro tempo post-riproduttivo (quello che segue l'epoca degli accoppiamenti e della generazione di discendenza) in una nuova visione del mondo e dei nostri simili. In virtù di questo positivo impegno potremmo aspirare alla promozione dal gradino di incolti umanoidi a quello di umani, degni finalmente di questo nome. (Fonte immagine: rlangone4.blogspot.com)

lunedì 8 novembre 2010

Il corpo a macchie di leopardo

"Le emozioni hanno a che fare con i ricordi e i ricordi con il tempo"
vincenzo di spazio


Il corpo registra gli eventi dell'esistenza e riproduce in precise finestre temporali (età) i traumi inelaborati delle passate generazioni: il nostro legame invisibile con gli Antenati è molto più stretto e vincolante di quanto si possa lontanamente immaginare.
Come comunica il corpo il ricordo di eventi traumatici?
Il linguaggio utilizzato è quello del dolore, che compare per denunciare il peso di conflitti irrisolti. Il dolore del corpo si manifesta anche in modalità desincronizzata, cioè in un momento della vita apparentemente tranquillo. In questi casi il corpo richiama un evento avvenuto anche molto tempo prima, generando disagio e confusione nella coscienza, che non è capace di comprendere l'origine di questo lamento. Questa incomprensione nasce dalla parziale incomunicabilità fra inconscio e coscienza, poichè quest'ultima interpreta solo la dimensione del flusso lineare del tempo. Perchè mi sento così ansioso se non è accaduto nulla di angosciante? Purtroppo i dispositivi di riconoscimento del malessere non tengono conto del flusso non lineare del tempo, in grado di saltare indietro e avanti. La memoria corporea si presenta a macchie di leopardo, dove l'accensione di un'area di dolore è il marcatore cronologico di un conflitto emozionale ancora irrisolto.

mercoledì 3 novembre 2010

La tecnica del tronco disteso (strategie Out Of Me)

In che cosa consiste la tecnica del tronco disteso? Si tratta di una visualizzazione da ripetere quando si affrontano situazioni o persone con cui entriamo in conflitto.
In questi casi l'intensità dello stress è direttamente proporzionale al grado di importanza emotiva assegnato alla situazione o alla persona: maggiore è l'importanza che noi conferiamo all'evento disturbante, maggiore sarà il coinvolgimento emotivo generato.
Più focalizziamo il nostro pensiero verso quella direzione, più paralizzante sarà l'effetto su di noi.
Qui entra in gioco la tecnica del tronco disteso con i suoi benefici risultati.
Si tratta di spostare l'identità del soggetto disturbante (persona o situazione) e di rappresentarla sotto forma di un tronco disteso, che ostacola il cammino.
La visualizzazione del tronco disteso davanti a noi sposta l'attenzione ossessiva della mente e ne mitiga i contenuti intrusivi. La figura inerte del tronco stempera i connotati minacciosi del conflitto e genera uno spostamento del nostro punto di osservazione.
Il passo successivo sarà quello di immaginare il superamento del tronco disteso, visualizzando noi stessi nell'atto di aggirare l'ostacolo a destra o a sinistra. La visualizzazione deve essere ripetuta un numero di volte sufficiente a mitigare l'intrusività dell'evento conflittuale. Buon lavoro!

mercoledì 20 ottobre 2010

Il trauma di Ty Ziegel

Ty Ziegel è un reduce dall'Iraq, fotografato nel giorno del suo matrimonio da Nina Berman: un viso sfigurato e sofferente, che mostra come unica emozione una rassegnata tristezza. La promessa sposa non guarda l'amato, ma volge i suoi occhi verso un punto nel vuoto. E' un'immagine tragica, che stringe il cuore. Un giovane ragazzone della grigia provincia americana deve fare i conti con i postumi di un attentato kamikaze e con gli effetti di una cinquantina di operazioni ricostruttive: la sua vita è tragicamente cambiata dal giorno dell'attentato e non tornerà più come prima. Ricordiamo il fratello Ty e che un moto del nostro cuore gli sia di conforto e di luce nel buio della sua immeritata sofferenza. (Fonte immagine: archivio Di Spazio)

martedì 19 ottobre 2010

Piccola strategia di sopravvivenza

Viviamo un tempo storico, nel quale il ruolo della comunicazione telefonica si è trasformato in una nuova forma di dipendenza tecnologica. Dimenticare il cellulare a casa può generare stati d'ansia, perchè non abbiamo la possibilità (apparente!) di tenere sotto controllo il flusso degli eventi e di gestire la nostra relazione con gli altri. Ma il telefono, o meglio la sua suoneria, può diventare un pericoloso generatore di inutili e dispendiose (in termini energetici) ansie.
Se abbiamo ricevuto brutte notizie (come per esempio l'urgente ricovero in ospedale di un nostro familiare per un severo incidente), ogni squillo del telefono -successivo a quell'evento- scatenerà una tipica risposta di allarme del nostro organismo. Per disinnescare questa reazione pavloviana, sarà provvidenziale e terapeutico modificare il trillo del telefono con una nuova suoneria.

sabato 16 ottobre 2010

Il corpo non dimentica

Il corpo è un dispositivo biologico di memoria, strutturato nelle dimensioni del tempo e dello spazio e ad esse assoggettato. Ma il corpo, a differenza della mente, può muoversi indifferentemente nel tempo lineare e in quello non lineare: sono le diverse aree corporee, le cosiddette frazioni somatiche insieme al variabile contenuto delle nostre emozioni, a viaggiare avanti e indietro nel tempo.
La comparsa inaspettata di un dolore al ginocchio o di una nevralgia dentale non possono essere interpretate dalla nostra coscienza, se non in relazione ad una recente caduta o ad un intervento odontoiatrico. In tutti gli altri casi la coscienza non è in grado di spiegare a se stessa i segnali, che giungono dal corpo.
Da questa considerazione deriva un'importante e provocatoria riflessione: il corpo è sempre consapevole, la mente solo talvolta.

giovedì 7 ottobre 2010

Il viaggio esteriore (2)

Perchè il viaggio esteriore? Perchè si possa aggirare in modo intelligente la ridondanza proiettiva della nostra mente, che dal punto di vista evolutivo è un programma applicativo di risoluzione dei problemi e di indirizzo delle scelte. La finalità della mente dovrebbe essere legata alla modalità, con cui risolvo il problema del fuoco sfregando fra loro due pietre focaie. Molto spesso capita di "pensare" lo sfregamento delle due pietre, senza tradurre nella realtà questo concetto. Il viaggio diventa esteriore attraverso l'azione positiva nel mondo reale, quello condizionato dalle dimensioni del Tempo e dello Spazio: solo così è possibile condensare il processo ideativo generato dalla mente.

venerdì 1 ottobre 2010

Il viaggio esteriore

Migliaia di libri sulla crescita personale ripetono ossessivamente quanto importante sia entrare in noi stessi per far emergere la consapevolezza. Mi chiedo molto spesso che cosa si intenda per consapevolezza, se gli eventi e le esperienze della vita modificano di continuo (anche con modalità inconscia) il nostro punto di osservazione. La percezione del mondo e della vita genera un profondo cambiamento dell'individuo dopo un fatto traumatico. Il destino stesso di una persona è gravato da quanto è avvenuto nella sua famiglia molto tempo prima del suo concepimento. Ma nessuno di noi è "consapevole" per esperienze remote e inelaborate, poichè la coscienza accompagna come un'ombra la vita di ognuno ed è totalmente ignara di quanto ci ha preceduto in questo viaggio; possiamo però soffrire in modo intenso per un evento dimenticato e sepolto negli abissi temporali. Chi è veramente consapevole, la nostra coscienza o il nostro corpo, che ci segnala attraverso il linguaggio del dolore tutto quello che non è stato elaborato? siamo così sicuri che la guida sia la nostra coscienza? Quest'ultima si comporta come il capitano di bordo che redige il suo diario per la durata del suo incarico; ma lo scafo della nave mostra segni e ammaccature che il capitano non conosce e mai conoscerà.

lunedì 27 settembre 2010

Non imitare il salmone

La resistenza agli eventi genera un dispendio enorme e progressivo delle nostre energie vitali. Per evitare questo terribile meccanismo è opportuno esercitarci il più possibile a dirigere il flusso emozionale e le energie mentali verso luoghi non distruttivi. Si fallisce ogni volta che tentiamo di opporre resistenza ai possibili ostacoli come insegna il salmone.
Il pesce nuota controcorrente per raggiungere il luogo dove è venuto alla luce e dove depositerà le uova. Lo sforzo immane per raggiungere l'obbiettivo viene frustrato dalle fauci voraci degli orsi che attendono i poveri salmoni al termine del loro traguardo. I sopravvissuti alla mattanza, dopo aver rilasciato le uova fecondate, muoiono per la fatica: non imitiamo il triste destino del salmone.

mercoledì 22 settembre 2010

L'Ego, un fossile rettiliano

Il nostro Ego assume strategie e comportamenti identificabili con un modello biologico di stampo rettiliano. E' incessantemente proteso a competere con gli altri (e a discapito degli altri) per raggiungere una posizione di privilegio; accumula in modo onnivoro beni, cose, oggetti e persone con un voracità insaziabile. Si comporta spesso e volentieri come se dovesse affrontare un durissimo tempo di carestie e indigenza, anche quando così non è. Questo terribile movimento catabolico e introiettivo può generare solo infelicità, miseria emozionale e perdita del nostro vero ruolo, quello del viandante compassionevole.

martedì 21 settembre 2010

Out of Me (4)

Le emozioni disturbanti (paura, rabbia, impotenza, senso di colpa, disperazione, etc.) si attivano come risposta biologica ad un evento doloroso. Il corpo non dimentica le ferite subite e trasferisce questo segnale in una specifica area anatomica (le cosiddette frazioni somatiche): il dolore corporeo è quindi la modalità con cui si ricorda un trauma passato. Le emozioni girano vorticosamente dentro di noi come i panni nella lavatrice; è fondamentale quindi estrarre i panni bagnati (Out of Me)ed esporli al sole per asciugare. Il primo passo è riconoscere a noi stessi l'origine del disagio, è dire come stanno le cose senza ipocrisia e senza reticenze: il "non detto" produce danni molto peggiori, perchè è vincolato a generare strategie fallimentari. Vivere più leggeri significa essere innanzitutto onesti e sinceri con se stessi e con gli altri.

lunedì 13 settembre 2010

Un illustre esempio di Out of Me

Domenica 12 settembre 2010 il celebre giornalista Pietro Calabrese ha terminato la sua esistenza. Dal maggio 2009 ha dedicato la sua rubrica sull'inserto settimanale del Corriere della Sera alla cronaca affettuosa ed empatica della malattia incurabile di un suo fraterno amico, Gino.Solo ora si viene a scoprire la vera identità di Gino: l'amico fittizio era in realtà l'alter ego dello stesso giornalista.
Scrive Calabrese:"All'esterno io divento Gino, e lui diventa me. Io mi annullo e lui giganteggia. Ma mi protegge, para i colpi, fa la figura dell'eroe e soffre al posto mio.".
Nel suo messaggio vengono evidenziate le proprietà fondamentali di "Out of Me": la prima è quella relativa all'esteriorizzazione di angosce, pensieri negativi, sofferenze psichica e fisica, che prendono forma nel tempo e nello spazio sul foglio di carta. La seconda è la sorprendente creazione dell'alter ego Gino, che "para i colpi,[...] e soffre al posto mio".
In questo modo si genera quella che io chiamo "identità di scorta", quell'incredibile specchio riflesso che devia i terribili colpi diretti al nostro stomaco (strategia dell'Out of Me).
Grazie per questa meravigliosa lezione di vita, Pietro Calabrese.
Che il suo viaggio possa essere lieve e colmo di luce.

sabato 11 settembre 2010

Out of Me (3)

Finalità dei temi sviluppati da questo blog è sostanzialmente la disidentificazione dal dolore e fornire al navigante spunti di riflessione. Per vivere più leggeri è fondamentale rimuovere il maggior peso possibile dallo zaino invisibile che ci portiamo addosso dal concepimento.Prendere distanza dai ricordi traumatici e dai conflitti vissuti, consente il riorientamento della bussola interiore e il rilascio di zavorre tossiche per la mente e per il corpo: il compito è quello di esteriorizzare e portare in superficie memorie disturbanti, esiti di conflitti irrisolti, nonchè rilasciare le identità dolorose di familiari mai conosciuti (perchè scomparsi prima del nostro concepimento), che ancora abitano il nostro corpo e condizionano il flusso dell'esistenza.
Solo così possiamo sentirci parzialmente pronti per accedere alla seconda fase del programma Out of Me, come dice il celebre pianista jazz Herbie Hancock: "Ci sono un sacco di cose che dobbiamo sviluppare: la compassione, il coraggio, la saggezza.".

Fonte: Giovagnini ML. Io, Budda e la musica globale. IO Donna Aug 2010; 33-34:89-92.

martedì 7 settembre 2010

Il programma Out of Me (2)

L'Ego è un nucleo fondamentale della nostra identità, ma è anche il più frequente bersaglio delle sofferenze, che gli eventi possono generare. L'Ego ferito produce incondizionatamente dolore e ne produce in forma massiva in relazione al suo grado di estensione (o ipertrofia). Anche la cronoriflessologia rientra in questo modo nel programma Out of Me, nel momento in cui interviene sui punti temporali della colonna vertebrale. La finalità è quella di filtrare dal magma profondo e abissale dell'Ego le ferite sanguinanti e di portarle sulla superficie cutanea con movimento centrifugo (dall'interno verso l'esterno, out of me).Solo l'azione verso l'esterno di noi stessi può produrre equilibrio e benessere; solo uscendo da noi stessi possiamo aspirare a vivere più leggeri e a rendere ricca di sgnificato la vita stessa.

giovedì 2 settembre 2010

Il Programma Out of Me

Il programma "Out of Me" (Fuori da Me), che ho anche denominato più scientificamente "autoesoferesi", rientra a pieno diritto nelle strategie per vivere più leggeri ed è ispirato a una frugale eleganza (parole dell'archistar Paolo Soleri) nella gestione di emozioni e sentimenti.
In altre parole "Out of Me" può essere considerato e inteso come un programma di evoluzione sentimentale, che deve essere applicato ogni giorno perchè possa produrre qualche risultato positivo. Dobbiamo svilupparci ed evolverci il più possibile per assumere, almeno in parte, le sembianze di un nuovo dispositivo sentimentale: la finalità è quella di poter generare (anche solo a piccole dosi)grazia, leggerezza, empatia, compassione, generosità e affetto. Tutto questo deve nascere prima di tutto da noi stessi, senza aspettare risposte gratificanti dalla realtà che ci circonda. Questa può rappresentare una via sicura per rendere la nostra esistenza un viaggio pieno di significato.

mercoledì 1 settembre 2010

Una poesia Haiku di Kobayashi Issa sul concetto di tempo

Sta come il pesce
che ignora l'oceano
l'uomo nel tempo

La vastità dell'orizzonte temporale non può essere concepita dalla nostra coscienza per i suoi limiti strutturali. Il corpo è invece un dispositivo molto sofisticato di memoria, che contiene e interagisce con il passato, il presente e il futuro. Attraverso i sensi e l'azione del dolore il corpo ricorda e può ricordare gli eventi delle generazioni passate. Per questo motivo il corpo conosce l'esperienza della vita e della morte, è un'astronave inviata nelle profondità siderali del Tempo. La mente si comporta semplicemente come il capitano di bordo, che redige il diario di navigazione. Una volta che il suo compito si è esaurito, il capitano abbandona la nave e si allontana. Il corpo ricorda gli eventi del passato per consentire l'evitamento di eventi di dolorosi o la loro ripetizione per sciogliere i nodi familiari.
Il compito di ogni umano dovrebbe essere quello di compiere il viaggio terreno, considerandolo come una preziosa occasione di imparare la lezione d'amore.

mercoledì 25 agosto 2010

Le coincidenze della vita

Oggi è apparso sul Corriere della Sera un singolare articolo, dedicato ad un episodio doloroso dell'infanzia del regista Pupi Avati. Nel lontano 10 agosto 1950 il padre rimase vittima di un incidente stradale insieme alla suocera nei pressi di S.Arcangelo di Romagna. Molto tempo prima, nello stesso giorno e nello stesso luogo, perdeva la vita il padre di Giovanni Pascoli, che all'epoca aveva 12 anni, esattamente come il regista.
Lo scrittore spagnolo Carlos Zafon riesce in poche, ma vibranti parole, a condividere questo messaggio di mistero, quando sottolinea che "...le coincidenze sono le cicatrici del destino..."

(Fonte: Alberti F. "Persi mio padre e non soffrii. Lo avevo deluso". Il Corriere della Sera Aug 2010; 201: 29.)

martedì 24 agosto 2010

La memoria è il mezzo di ciò-che-deve-essere-stato (Julian Jaynes)

Scrive lo psicologo Julian Jaynes: "Se pensiamo a qualche persona a noi vicina che sia morta, e poi supponiamo che tale persona non abbia un nome, su che cosa si fonderebbe il nostro dolore?".

La riflessione di Jaynes è estremamente precisa e significativa, poichè implica il concetto di "identità". L'autore indica il periodo del Mesolitico (10.000-8000 a.C.) come periodo storico, nel quale fanno la comparsa i nomi propri. Possiamo allora stabilire intorno a quell'epoca la nascita del fenomeno del lutto, nel modo in cui lo percepiamo noi umani moderni.Il lutto è indissolubilmente collegato all'identità della persona, che deve possedere un nome proprio per essere ricordata.

sabato 14 agosto 2010

L'amica I. ha spiccato il volo

Ieri sera verso le sette la mia carissima amica I. ha spiccato il volo verso i mondi dell'Invisibile. Come viatico per il viaggio, mi sento di scriverle un messaggio di accompagnamento e di augurio per questa nuova avventura:

nobile lucciola celeste
che il viaggio sia lieve e luminoso
che l'approdo sia colmo di amorosi abbracci

venerdì 13 agosto 2010

Il pianto ciclico del lattante (parte seconda)

Con il post pubblicato ieri avevo accennato ad una particolarissima modalità di pianto dei lattanti: il pianto ciclico.
Siamo dinanzi sicuramente ad un disturbo del genere se l'orario di comparsa e di fine del pianto segue un orario ripetitivo (per esempio tutte le sere dalle 20 alle 23). I casi trattati finora hanno confermato un dato a dir poco strabiliante; il pianto viene generato dalla memoria genetica del bambino, che riproduce l'orario intorno al quale è deceduto un familiare (+ o - 12 ore) anche molto tempo prima della sua nascita. La conferma di questa ipotesi si può verificare utilizzando la cronoriflessologia come metodica d'intervento. La stimolazione dei punti spinali coinvolti con la memoria del lutto genetico favorisce la risoluzione del disturbo.

giovedì 12 agosto 2010

Il pianto ciclico del lattante

Il titolo, apparentemente bizzarro, si riferisce ad una modalità particolare del pianto nei lattanti. Il disturbo del pianto ciclico del lattante è un fenomeno emerso grazie alle ricerche effettuate in cronoriflessologia (Di Spazio, 2008). Il pianto compare con elevata frequenza durante la settimana (anche tutti i giorni), incomincia sempre alla stessa ora e termina una o due ore dopo. Il bambino è disperato e inconsolabile, piange in modo convulso come se stesse vivendo un'esperienza traumatica. A domani...

mercoledì 11 agosto 2010

Una formula poetica di commiato

Nessuno ci insegna come affrontare il triste e angosciante momento del commiato da una persona, che sta per lasciare il mondo. Molto spesso mancano le parole, poichè l'ottindimento emozionale del momento è ingestibile ed estremo. A distanza di tempo dal lutto affiorano pensieri intrusivi del tipo " Non sono stato capace di dirgli niente, ero ammutolito e spaventato". E' importante invece poter recitare una formula di saluto, che accompagni il viaggio di chi abbiamo amato. In questo post riporto il messaggio sussurrato da Antonia Fraser al marito morente, il premio Nobel Harold Pintor, perchè rappresenta una formula poetica di commiato, alla quale tutti noi possiamo ispirarci:

"Buonanotte, dolce principe,
che angeli in volo ti portino
cantando al tuo riposo."

(fonte: Accettura M. Devi proprio andare via? D la Repubblica Aug 2010; 706: 81-84.)

martedì 10 agosto 2010

Credenze e realtà

Le credenze sono schemi mentali, che si generano dall'ambiente familiare, dai tessuti sociale, culturale, religioso e storico, nei quali la nostra vicenda biografica si trova a svolgersi. Le credenze vengono accettate in modo aprioristico e senza una vera lettura critica dalla maggior parte di noi umani. Il pericoloso vantaggio delle credenze è che costituiscono nella mggior parte dei casi un alibi a comportamenti e decisioni, che si rivelano prive di un orientamento logico. La credenza consente di affrontare con intensa forza e distruttiva aggressività gli avversari per affermare le proprie ragioni. Ma di frequente quello che pensavamo essere giusto si rivela totalmente o parzialmente errato. Meglio pensare 3 volte prima di aprire bocca.

sabato 7 agosto 2010

LA TECNICA DEL PESCE SCIVOLOSO

La sofferenza dell'umano dipende dal fatto di essere non soltanto un dispositivo straordinario di memoria, ma anche di configurarsi come macchina percettiva. La natura nelle sue manifestazioni è neutra, ma soggettivo è l'impatto con gli eventi ai quali siamo esposti nel corso dell'esistenza. Significa che la caduta di un corpo è soggetta alla legge di gravità, che non è nè buona, nè cattiva; ma se un nostro caro decide di lanciarsi nel vuoto dal 5° piano del palazzo, gli effetti emozionali (e non solo) di quell'evento avranno un impatto terribile su di noi e sugli altri.
Una semplice tecnica di visualizzazione ci può aiutare (in casi meno angoscianti e spaventosi di quello sopra descritto) a mitigare l'impatto sul nostro assetto emozionale. Ogni volta che vi trovate ad affrontare un conflitto, visualizzate voi stessi come un pesce molto, molto scivoloso e l'oggetto del conflitto (situazione, persona, pensieri, etc.) come una mano possente che cerca di afferrarvi con forza, ma senza successo. Il pesce scivolerà via senza opporre alcuna resistenza e senza apparente sforzo.

venerdì 6 agosto 2010

Frank Latta e un mercoledì da leoni

Il Corriere della Sera pubblica oggi la notizia della scomparsa di Frank Latta, una leggende australiana nel mondo del surf.Latta era impegnato in una delle sue performance durante una gara a nord di Sidney, quando è stato investito fatalmente da un muro di acqua e schiuma. Per lui non c'è stato più niente da fare e il corpo senza vita è stato ripescato dai suoi colleghi vicino alla riva. Il personaggio Frank Latta ricorda molto i protagonisti del film "Big wednesday" (in italiano "Un mercoledì da leoni"), imperniato sull'attesa della grande onda da parte di tre giovani surfisti. Non sembra così banalmente casuale che il leggendario Frank abbia scelto un mercoledì di agosto per terminare il suo viaggio terrestre.

giovedì 5 agosto 2010

Abbiamo ricordato l'evento terribile della strage di Bologna per introdurre un concetto molto caro alla cronoriflessologia. Cosa sarà accaduto ai familiari delle vittime e ai loro discendenti? Gli effetti sulla psiche non hanno coinvolto solo i testimoni diretti di quella tragedia, ma probabilmente hanno impresso una traccia traumatica anche nelle generazioni a venire. Il corpo dei discendenti esibisce le ferite invisibili di quanto è accaduto il 2 agosto 1980.Questo fenomeno di memoria transgenerazionale è stato osservato nei figli degli ebrei internati nei campi di concentramento. Soggetti nati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale (si stima il 4% circa)hanno generato nel corso della loro vita disturbi della sfera psichica (fobie compulsivo-ossessive, attacchi di panico, sindromi ansioso-depressive)con modalità relativamente simili.Ansia incontrollabile per il latrato dei cani (in particolare i pasri tedeschi, reazioni di panico al passaggio di treni e impossibilità a salire sugli stessi, il bisogno compulsivo e irrazionale di stivare beni alimentari come in prossimità di terribili carestie.Come si vede, il tempo non guarisce le ferite dell'anima e il dolore non genera che dolore.

mercoledì 4 agosto 2010

Tempo e Spazio

Tempo e spazio sono le misure dell'esistenza. All'interno di questa misteriosa griglia si realizzano le vicende umane. Ma se il tempo della coscienza è un flusso lineare che dal passato viaggia verso il futuro, il tempo del corpo esibisce due singolari proprietà: un flusso lineare simile a quello della coscienza e uno non lineare. La configurazione non lineare annulla le barriere del passato, del presente e del futuro. Il corpo ricorda e il suo orizzonte temporale è un oceano senza confini.

martedì 3 agosto 2010

Alla base della psicologia energetica sussiste l'indissolubile relazione fra psiche e assetto energetico del corpo. La cronoriflessologia, che rientra a buon diritto nel novero degli approcci clinici conosciuti in piscologia energetica (EFT, Quik Remap, Logosintesi, etc), sonda la biografia dell'individuo e della sua ascendenza (genomica emozionale) alla ricerca di blocchi e ostacoli traumatici. Il corpo si comporta come una sorprendente macchina biologica del tempo, in grado di registrare sui punti cutanei cronologici quanto è stato percepito con modalità stressante.
Il corpo invecchia prematuramente se non è in grado di gestire il peso degli eventi. Ma questa capacità è direttamente in relazione con il grado di resilienza dell'individuo, la sua capacità cioè di impattare con gli eventi senza spezzarsi."La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla" precisa con encomiabile sintesi Garcia Marquez.

lunedì 2 agosto 2010

Oggi è il 2 agosto e ricorre il trentennale della strage di Bologna.
Gli effetti di questo trauma collettivo non si esauriscono solo nella sterile conta di chi è scomparso, ma risuonano con insistenza in coloro che furono testimoni diretti e indiretti di quel terribile evento.
Il corpo non dimentica e il tempo non guarisce le ferite dell'anima, che sanguinano senza essere viste.
Per curare il dolore è indispensabile conoscere la biografia dell'individuo.
Senza l'accesso alla vicenda esistenziale del singolo, la medicina svolge un ruolo di superficiale tamponamento. Tempo e memoria sono gli strumenti da utilizzare in un nuovo concetto di medicina emozionale.

domenica 1 agosto 2010

Il 1° agosto 2010 è nato il sito di cronoriflessologia

Il sito di cronoriflessologia consente di aggiornare gli interessati sulle novità, le ricerche, gli articoli che riguardano questa particolare disciplina. E' possibile scaricare gratuitamente alcuni articoli di questa metodica dalla rivista di agopuntura online La Mandorla, connettendosi al sito: http://www.agopuntura.org/ Per coloro che sono interessati ai corsi di cronoriflessologia, il prossimo appuntamento è presso l'Hotel Garden Terme a Montegrotto Terme (Pd) nei giorni 24-25-26 settembre 2010. Si tratta del 1° Corso Residenziale di Cronoriflessologia condotto dal dr Vincenzo Di Spazio,scopritore della mappa temporale lungo i punti riflessi della colonna vertebrale (AgeGate Therapy, 1996).

Come raggiungere l'Ambulatorio di Omeopatia Dr. Di Spazio

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Sensibilità Chimica Multipla (M.C.S.)

Sensibilità Chimica Multipla (M.C.S.)
La Sensibilità Chimica Multipla (MCS) è una sindrome immuno-tossica infiammatoria simile, per certi versi, all’allergia e molto spesso scambiata con essa, poiché i sintomi appaiono e scompaiono con l’allontanamento dalla causa scatenante, ma le sue dinamiche e il suo decorso sono completamente diversi, ovvero si perde per sempre la capacità di tollerare gli agenti chimici (questo dal I° stadio). E’ una sindrome multisistemica di intolleranza ambientale totale alle sostanze chimiche, che può colpire vari apparati ed organi del corpo umano: “Le sostanze chimiche danneggiano il fegato e il sistema immunitario sopprimendo la mediazione cellulare che controlla il modo in cui il corpo si protegge dagli agenti estranei; i sintomi si verificano in risposta all'esposizione a molti composti chimicamente indipendenti e presenti nell'ambiente in dosi anche di molto inferiori da quelle tollerate dalla popolazione in generale”.